giovedì 22 maggio 2025

Giornata Nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane 2025 - #Campania

Il più grande museo diffuso d’Italia riapre le porte gratuitamente: torna la Giornata Nazionale #ADSI, giunta quest’anno alla XV edizione!
Ecco le dimore della #Campania che apriranno le porte ai visitatori il 25 maggio:
  • 𝐀𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐨
  • 𝐁𝐞𝐧𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨
Castello Ducale | Sala affrescata di "Diana e Atteone"
Villa Laura
Antica Dimora S.Maria del Pozzo
Chalet Pompeiano Pagliuca
Palazzo Paternò
Tenuta San Bartolomeo | Giardini del Volturno
  • 𝐒𝐚𝐥𝐞𝐫𝐧𝐨
Borgo Riccio
Domus Laeta
Palazzo Albirosa
Villa Wenner
Scopri tutte le dimore che potrai visitare in occasione della Giornata Nazionale: https://www.associazionedimorestoricheitaliane.it/.../...

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Associazione Dimore Storiche Italiane

sabato 10 maggio 2025

Jelsi ( CB ) | Mufeg - Museo Del Grano

Un Museo davvero unico nel suo genere. Si tratta del Museo dedicato alla Festa del Grano di Jelsi. Opere interamente realizzate con chicchi di grano. Visit Molise
 Il MuFeG è dedicato all’arte e alla magnificenza dei carri di grano. Le opere esposte sono solo una rappresentanza dei carri realizzati - Mufeg - Museo Del Grano Jelsi
Il “MuFeG” Museo di Comunità della Festa del Grano è situato presso il “Convento Santa Maria delle Grazie” e documenta il profondo legame che la comunità Jelsese ha con la Festa del Grano, la  cui celebrazione si ripete da oltre 200 anni ogni 26 luglio, in onore di Sant’Anna. Il museo è dedicato allo splendore dei carri lavorati in grano, attività che, nel tempo, ha dato luogo ad una Tradizione che nasce da lontano e che oggi trasforma in arte l’antica volontà dei fedeli di rendere omaggio alla Santa mettendo in scena  variegate rappresentazioni di carri ed opere in grano. Il MuFeG si presenta come un museo dalla ricca documentazione e varietà di materiali esposti. Il visitatore, infatti, può ripercorrere la storia della festa e tutte le fasi di lavorazione del grano, dal chicco alla spiga, viaggiando tra documenti, quadri, immagini fotografiche, video ed esposizioni dei carri allegorici realizzati in passato. Il MuFeg si configura come un museo che contribuisce a consolidare la tradizione del lavoro contadino con la Terra ed il grano, perseguendo il fine di trasmettere la suggestività dei carri nell’arco delle quattro stagioni, affinché la straordinaria e magica sensazione del periodo di Sant’Anna si diffonda e si riproponga costantemente durante il corso dell’anno. All’interno di esso si svolgono le attività museali di conservazione, fruizione, ricerca e laboratorio indirizzati a singoli, gruppi e scuole, anche attraverso la costruzione di percorsi didattici su temi specifici.

martedì 6 maggio 2025

Il passo Furcia è un valico alpino delle Dolomiti

Il passo Furcia è un valico alpino delle Dolomiti posto a 1.789 m s.l.m., fra il comprensorio sciistico di Plan de Corones e il Piz da Peres, al margine del Parco naturale Fanes - Sennes e Braies. Il passo congiunge la val di Marebbe e San Vigilio di Marebbe con Valdaora in val Pusteria ed è situato sul confine linguistico tra le aree germanofone e ladine in Alto Adige.

La strada del passo è lunga 19 km, con un dislivello di 744 metri, una pendenza del 12%, con punte del 15%. La strada ha attirato ben per 7 volte il Giro d'Italia (1981, 1994, 1997, 2004, 2006, 2008, 2010), la "Transalp" (attraversamento delle Alpi in bici), e tanti altri appassionati di bici, che dal passo possono provare ad affrontare anche la famosa salita verso il Plan de Corones.

Dal passo Furcia partono escursioni verso il Plan de Corones e il Piz da Peres; esiste anche un impianto di risalita che porta alla cima del panettone di Plan de Corones. In inverno è collegato direttamente con San Vigilio di Marebbe attraverso una pista. Al passo arriva la pista da sci "Pré da Peres" e la "Furcia 9" dal Plan de Corones. Al passo si trovano due laghetti come riserva d'acqua per l'innevamento artificiale, un laghetto scavato nel 2003 e uno scavato nel 2013.

Al passo Furcia non c'è un ristoro in forma di una baita o un rifugio, bensì un hotel (con bar pubblico) e un ristorante: in inverno sotto forma di "self service" e in estate vengono servite delle portate semplici agli escursionisti, ciclisti, motociclisti e gente di passaggio.

If I'm Dreaming My Life · David Bowie

sabato 19 aprile 2025

Manziana - RM | Il bosco Macchia Grande

Il bosco Macchia Grande (in latino silva Mantiana) è un'ampia area boschiva (circa 580 ettari) situata nella provincia di Roma, a sud di Canale Monterano, a sud-ovest di Manziana e a nord-ovest di Bracciano. Circa un chilometro a sud del bosco è presente il monumento naturale Caldara di Manziana, che anticamente era parte integrante dello stesso bosco.

La specie dominante del bosco è il cerro, presente con alcuni enormi esemplari secolari, seguito dalla farnia. Sono inoltre riconoscibili imponenti aceri selvatici, nespoli e carpini, ma anche estese zone di castagni e betulle. Alcune di queste specie sono oggetto di un programma di protezione, motivo per cui, insieme alla grande rilevanza della biodiversità presente, il bosco è stato inserito nell'elenco dei siti di interesse comunitario del Lazio.

Il territorio di Manziana e di Canale Monterano era consacrato dagli Etruschi al dio dell'oltretomba Manth (in latino Mantus): da questo prendeva il nome la silva Mantiana, grande area boscosa che dominava le colline ad occidente del lago di Bracciano, di cui il bosco Macchia Grande è l'unico settore che ancora si conserva. L'associazione tra il bosco ed il dio degli Inferi Manth derivò probabilmente dall'aspetto tetro ed impenetrabile della foresta e dalla presenza diffusa di polle di acqua sulfurea, anticamente considerate una emanazione del mondo sotterraneo. it.wikipedia.org

Il bosco Macchia Grande di Manziana con i suoi 580 ettari di superficie costituisce una delle realtà boschive più interessanti nella zona a Nord di Roma. Situato a 2 Km a Sud-Ovest dell’abitato di Manziana e a 5 Km a Ovest, Nord-Ovest di Bracciano, si integra perfettamente nello scenario di grande splendore naturalistico offerto dal cratere del lago di Bracciano.
Più che per la sua estensione, il bosco Macchia Grande colpisce il passante e il visitatore per la maestosità dei suoi alberi. La presenza predominante di piante di Cerro adulte e mature cala immediatamente il visitatore in una dimensione inusuale restituendo quasi per incanto la sensazione antica, eppure familiare, del contatto diretto con la natura. La presenza del bosco Macchia Grande nel territorio di Manziana è il risultato di un complesso di fattori naturali che hanno finito per imporsi alle scelte dell’uomo, anche se la presenza e l’azione di quest’ultimo nel corso dei secoli ha a sua volta fortemente influenzato la struttura del bosco e la composizione dell’insieme delle specie vegetali naturalmente adatte alle condizioni pedo-climatiche del territorio.
Nell’ultimo decennio, un graduale fenomeno di deperimento del soprassuolo dominante si è reso manifesto sulla superficie del Bosco di Macchia Grande. Nell’arco di pochi anni un numero rilevante di individui arborei adulti, sia in gruppo che in modo isolato, sono morti. Il fenomeno tende ad intensificarsi manifestando i suoi effetti su aree sempre maggiori e con intensità oramai preoccupante.
Per questa ragione l’Università Agraria di Manziana, ha deciso di finanziare al Dipartimento di Protezione delle Piante dell’Università della Tuscia di Viterbo e allo studio professionale AGRIFOLIA, una ricerca finalizzata all’individuazione delle cause scatenanti il fenomeno di deperimento e all’indicazione delle linee di intervento per arginarlo. www.agrariamanziana.it
Il percorso collega il Bosco di Macchia Grande di Manziana con il Monumento Naturale della Caldara di Manziana.
Macchia Grande ha già una propria rete sentieristica tabellata (sentieri A-B-C e D) e quindi dall'ingresso Principale della Macchia si percorrerà il sentiero D (denominato sentiero dei Fontanili) fino ad arrivare al cancello in ferro. Da li si troveranno le indicazioni del Sent. 262b fino al parcheggio della Caldara.
Il percorso è tutto su fondo battuto (tranne circa 200 m di asfalto). 

venerdì 18 aprile 2025

Isola del Gran Sasso d'Italia - Teramo | Santuario di San Gabriele dell'Addolorata

Il santuario di San Gabriele dell'Addolorata è un santuario della Chiesa cattolica che si trova ai piedi del Gran Sasso d'Italia, nel comune di Isola del Gran Sasso d'Italia, in provincia di Teramo (Abruzzo). Il complesso comprende 4 strutture principali:

  • il convento, che ospita la sede dei Passionisti, dove nel 1862 morì san Gabriele dell'Addolorata;
  • la chiesa antica;
  • il nuovo santuario del 1970 in cemento armato, vetro ed acciaio, che in genere viene aperta nei giorni festivi per accogliere l'alto numero di pellegrini (può contenere tra le 5 e le 6 000 persone);
  • la sede del periodico Eco di San Gabriele, rivista mensile collegata all'attività del santuario.

La chiesa antica

Verso il 1215, san Francesco d'Assisi fondò un convento per il suo ordine francescano, nel comune di Isola del Gran Sasso d'Italia, dove rimase fino al tempo delle soppressioni napoleoniche; tale convento è l'attuale Santuario di San Gabriele.

A quanto sembra il santo di Assisi, di ritorno da Roma, venne invitato a mettere pace tra alcune famiglie che si contendevano la proprietà di una chiesa che incideva sulle rispettive proprietà. La piccola Chiesa era in effetti posta sui confini tra Isola di Penne (oggi Isola del Gran Sasso), Trignano e Colledara. Le famiglie, in questione, ammirate del poverello di Assisi pensarono di fargli dono della Chiesa e di un po' di terra attorno alla medesima, togliendo così di fatto il motivo del contendere. Probabilmente nel 1216, iniziò la costruzione di un convento e legato alla chiesetta preesistente. Nel 1809 il convento fu abbandonato dai seguaci di san Francesco, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi del periodo napoleonico.

Successivamente la comunità di Isola di Penne, nella persona del sindaco di allora, chiese ai Passionisti di occupare il convento. Questi, partendo da l'Aquila, vennero a predicare una missione nel piccolo centro, quindi visionarono la struttura e presero gli accordi necessari. La prima comunità passionista nel convento si insediò nel 1847. Il giovane Gabriele dell'Addolorata sarebbe arrivato in questo "ritiro" solo nel 1859. La chiesa antica fu quindi oggetto di due successivi lavori di ampliamento: nel 1908 e nel 1920 in corrispondenza cioè della beatificazione e della successiva canonizzazione del santo.

Il portale dell'antica chiesa, che reca l'iscrizione della dedica (Alla vergine Immacolata, San Tommaso, San Francesco, San Cassiano e altri) è stata traslata nel chiostro dove è conservata con l'iscrizione "Porta della Chiesa dal 1590 al 1908". È infatti interessante osservare che la chiesa già a quel tempo fosse dedicata alla Immacolata Concezione di Maria visto che il dogma non sarebbe stato proclamato che oltre due secoli e mezzo dopo, nel 1854.

Dell'originario edificio oggi restano solo: il "Pozzo di San Francesco", la "Scala San Gabriele" (dietro l'antico refettorio, oggi sala capitolare dei religiosi) e, nel chiostro con portali in pietra del XVI secolo, una serie di affreschi del XVII secolo che raffigurano scene della vita di san Francesco.

Nella Chiesa antica è ancora visibile la "tomba" (o luogo della sepoltura) in cui il corpo del santo riposò tra il 1862 e il 1892. I resti mortali del santo invece, dal 1914 sono posti in un'urna le cui fattezze richiamano quelle del santo nella postura denominata "del riposo del giusto" disteso, ma sveglio e orante. La teca contenente l'urna, anticamente posta in una cappella circolare all'interno del vecchio santuario, è stata successivamente traslata nella cripta del nuovo santuario.

La cripta e i confessionali della nuova chiesa sono stati benedetti da Papa Giovanni Paolo II il 30 giugno 1985, essendo la Chiesa ancora oggetto di lavori. La dedicazione del nuovo santuario si è celebrata infine nel 2014, il 21 settembre.

Nel luglio del 1929 papa Pio XI aveva elevato il vecchio santuario alla dignità di basilica minore. it.wikipedia.org

“Il jazz italiano per le terre del sisma” torna all’Aquila il 5 e 6 settembre: XII edizione con 300 artisti, 20 location e l’omaggio a Pino Daniele

Dodici anni. Centinaia di concerti. Migliaia di musicisti. E ogni settembre, puntuale, L’Aquila che torna a essere la capitale del jazz ital...