martedì 27 luglio 2021

#NarrazioniOlimpiche Tokyo 2020, #Storie: Diana Bacosi | Daniele Garozzo

Ancora Diana Bacosi! La tiratrice umbra conquista la medaglia di argento nello Skeet ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e sale ancora sul podio a cinque cerchi, 5 anni dopo l’oro di Rio 2016. L’azzurra ha colpito 55 piattelli, cedendo soltanto nel finale alla statunitense Amber English, oro con 56 piattelli (nuovo record olimpico). Terza la cinese Meng Wei con 46 totali. (foto Mezzelani GMT Sport)
Diana Bacosi, argento azzurro nel tiro a volo a Tokyo 2020.
A chi la dedichi questa medaglia? Molti quest’anno hanno scelto di dedicare la vittoria ai nonni
“Non voglio essere banale, ma la dedico a tutti gli italiani, a tutti noi, perché conoscendo i nostri caratteri abbiamo sofferto tanto lo stare lontani, tanto il nostro avvicinamento. Abbiamo sempre resistito e reagito alle difficoltà di questo periodo, cantando dai balconi e sostenendoci. La mia medaglia è per tutti noi”. Quando si sbaglia un colpo importante, come riesci a ritrovare la concentrazione? “Non è facile, bisogna convincersi che lo sbaglio c’è stato, ma è passato e non si può tornare indietro. Bisogna concentrarsi e prepararsi su ciò che si farà dopo, ma bisogna essere convinti, perché il passato non si può cambiare”.
Fioretto maschile: Daniele Garozzo medaglia d’argento Il “principe” del fioretto azzurro si è arreso solo in finale, 15-11, contro il portacolori di Hong Kong Ka Long Cheung. E contro qualche problema fisico di troppo, contro cui ha lottato durante tutto il torneo olimpico.
Daniele Garozzo firma il terzo argento di giornata dell'Italia Team a Tokyo 2020. L’azzurro cede in finale per 15-11 a Ka Long Cheung, consegnando all’atleta di Hong Kong lo scettro olimpico del fioretto vinto 5 anni fa a Rio 2016 (foto Mezzelani GMT Sport).
Tokyo, 26 luglio 2021 - Più che una vittoria olimpica l'ha preso come u na sconfitta a una sfida. Per Daniele Garozzo quello di oggi è un argento amaro, che fa male: lo mette al collo e lo guarda appena, mentre si tocca la coscia dolorante e alla fine cerca persino di "sfuggire" persino alle inevitabili foto di rito.
Insomma, Garozzo non ha alcuna voglia di festeggiare il secondo posto nella prova di fioretto maschile alle Olimpiadi di Tokyo 2020. A cinque anni di distanza dall'oro di Rio 2016, aver preso parte alla seconda finale consecutiva è comunque un'impresa riuscita a pochi. Ma Garozzo è ipercritico nei confronti di se stesso, e dice: "Cheung (che ha vinto la finalissima per 15-11, ndr) è stato semplicemente più bravo - ha ammesso - Per me la delusione è davvero tanta: questo è un boccone difficile da mandare giù".

#NarrazioniOlimpiche Tokyo 2020, #Storie: Nicolò Martinenghi | Staffetta 4x100 stile libero, Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo

La prima medaglia del nuoto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 è di bronzo e porta la firma di Nicolò Martinenghi! Al Tokyo Aquatics Centre l'azzurro (foto Ferraro - GMT Sport) si piazza al terzo posto nella finale dei 100 rana con 58"33 alle spalle del campione olimpico, il britannico Adam Peaty, oro in 57"37 e dell'olandese Arno Kamminga (58"00). 

Ventuno anni dopo Sydney 2000, quando Domenico Fioravanti e Davide Rummolo si presero due terzi del podio (primo e terzo), la rana azzurra torna sul podio a cinque cerchi.  www.coni.it
«Sul podio ho provato una forma di leggerezza assoluta: in quel momento ti senti diverso e capisci realmente che la frase “i sacrifici ripagano sempre” comincia ad avere un altro valore». Leggerezza assoluta. Nicolò Martinenghi, 21 anni residente ad Azzate (Varese), descrive così l’emozione provata sul podio del Tokyo Acquatics Centre dopo la medaglia di bronzo conquistata nella finale olimpica dei 100 metri rana. Il nuotatore varesino non ha nascosto la grande soddisfazione per il risultato di 58”33 ottenuto nella gara disputata nel pomeriggio giapponese (in Italia erano da poco passate le 4 di notte) con l’oro andato all’inglese Adam Peaty in 57”37 e l’argento all’olandese Arno Kamminga in 58”00. «Se questo è un sogno, vi prego non svegliatemi», ha scritto Martinenghi sul suo profilo Instagram. www.ilnotiziario.net
Argento! La staffetta 4x100 stile libero azzurra sale per la prima volta nella storia sul secondo gradino del podio di Tokyo 2020 grazie al quartetto composto da Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo. Al Tokyo Aquatics Centre gli azzurri cedono soltanto agli Stati Uniti, che vincono in 3:08.97, e si prendono una fantastica medaglia d’argento con il tempo di 3:10.11 (foto Ferraro - GMT Sport). Chiude il podio l’Australia, bronzo in 3:10.22.
«L’acqua è il mio elemento, nel quale riesco a essere me stesso». Il nuoto dunque come stile di vita, da affrontare bracciata dopo bracciata, sempre in vasca, senza paura. Alessandro, 22 anni, “il siluro di Torino”, è diventato ormai una consolidata realtà internazionale, capace di regalarci risultati incredibili -  Alessandro Miressi 
Un po’ arrabbiato per il terzo posto mancato ma super soddisfatto per la mia prestazione. Non pensavo di riuscire a fare meno del tempo nuotato in batteria; ho dato il meglio di me e ci sono anche riuscito. Non pensavo che andassero così forte ma siamo all’Olimpiade. Questo per me è un passo in avanti importantissimo. Batterie al pomeriggio e finali al mattino sono una novità per tutti. Personalmente sono ancora emozionato per la medaglia d’argento con la staffetta 
Thomas Ceccon
"Farò una foto del podio e la ridipingerò per darne una copia ad ognuno di noi. Che stile? Iperrealista. È un risultato che non era realizzabile neanche nei sogni più lontani. Abbiamo scritto una pagina bellissima per lo sport italiano. Sono davvero emozionato" questo il commento di Zazzeri dopo la vittoria. Un modo intelligente per unire le sue passioni. Lorenzo Zazzeri, infatti, oltre ad essere un campione olimpico è anche un artista. Nel 2017 ha partecipato alla Florence Biennale d'arte contemporanea, che ogni due anni si svolge alla Fortezza da Basso.Lorenzo Zazzeri 
«Sapevo che dovevo fare una gara di testa perché, se fossi passato a tutta, nei secondi cinquanta metri non avrei retto», ha dichiarato a Casa Italia dopo l'impresa Manuel Frigo, l'ultimo staffettista in vasca. «Ho cercato di fare la mia gara senza esagerare. Quando ho toccato, ho guardato subito in alto per vedere gli altri ragazzi cosa facevano. Ho visto 'Mire' che ha esultato. Allora mi sono girato a guardare il tempo e la posizione... e abbiamo esultato», ha aggiunto il 24enne nuotatore veneto. «Dedico questa medaglia alla mia famiglia, che ha fatto tanti sacrifici per me, e anche a mio nonno, che è mancato tre anni fa ed era sempre contento quando gli portavo qualsiasi medaglia. Questa gli sarebbe piaciuta ancora di più», ha concluso Frigo. Manuel Frigo
Si tratta dell seconda medaglia della storia dopo il bronzo della 4x200 stile libero di Massimiliano Rosolino, Filippo, Magnini, Simone Cercato ed Emiliano Brembilla ad Atene 2004.

domenica 25 luglio 2021

#NarrazioniOlimpiche Tokyo 2020, #Storie: Elisa Longo Borghini | Odette Giuffrida | Mirko Zanni

Tokyo 2020 come Rio 2016. Come cinque anni fa Elisa Longo Borghini conquista la medaglia di bronzo nella prova in linea di ciclismo su strada. L’azzurra (foto Sirotti - GMT Sport) ha tagliato il traguardo della Fuji International Speedway, dopo 137 km di percorso, in terza posizione a 1’29 dall’austriaca Kiesenhofer (3:52.45), campionessa olimpica, davanti all’olandese van Vleuten. Per l'Italia Team si tratta della terza medaglia in questa edizione dei Giochi. www.coni.it
TOKYO, 25 LUG - "Ho corso con tutte le persone che mi vogliono bene nel cuore". Elisa Longo Borghini, bronzo della prova di ciclismo in linea su strada, è piu' che soddisfatta della medaglia che bissa quella dello stesso colore a Rio.
"Arriverà il giorno della vittoria", scherza l'azzurra, che a RaiSport dopo la gara ammette di "aver sofferto molto a giugno, al Giro d'Italia". "Ormai ho fatto l'abitudine al podio. E' stata una corsa sofferta, per il clima poco clemente nei nostri confronti. C'era molto tatticismo, l'Olanda voleva tenere in mano la situazione, invece l'austriaca ha sorpreso tutte, e le olandesi sono rimaste fregate. Ma questo è il ciclismo, io sono contenta per il mio buon risultato e perché per me la maglia azzurra è sempre uno stimolo in più". www.ansa.it
Odette Giuffrida è medaglia di bronzo a Tokyo 2020! L’azzurra del judo è ancora sul podio olimpico e dopo l’argento di Rio 2016 conquista la medaglia di bronzo nei -52 kg superando l'ungherese Reika Pupp al golden score. Nel suo percorso verso la medaglia l'azzurra (foto Pagliaricci - GMT Sport) aveva sconfitto la rumena Andreea Chitu per ippon al golden score e poi battuto la belga Charline van Snick con un waza-ari, prima confitta con un waza-ari dalla padrona di casa Uta Abe.
"Un argento a Rio e un bronzo a Tokyo? E' molto bello, anche se ero venuta qua per l'oro. Questo bronzo però ha un peso davvero importante per me perché viene dopo cinque anni duri, di tanti cambiamenti, infortuni e ostacoli, è una medaglia di bronzo piena di orgoglio", sono le parole della judoka azzurra che sottolinea: "E' un bronzo che trasformerò in oro, a Parigi me lo prendo".
"Se ho già videochiamato mio nonno? Si, sì, già fatto. Mi ha detto che la medaglia me la pitturava lui non importava il colore. Quindi nonno preparati che me la devi fare d'oro", continua Giuffrida che del pianto a fine gara dice: "Uno sfogo per i cinque anni di inferno che ho passato".
"Che sapore ha questa medaglia nel tempio del judo? E' bello ma le Olimpiadi lo sono ovunque, a Tokyo, Rio, Los Angeles, a Roma...", spiega ancora l'atleta romana. Infine un incoraggiamento ai giovani a non mollare mai: "Spero di aver fatto sognare tantissimi giovani e aver dimostrato loro che non importa da dove arrivi e ci sei. Il lavoro ripaga sempre". Perché un bambino dovrebbe fare judo? "Gli direi solo: togliti le scarpe, sali sul tatami e prova. Io mi sono subito sentita libera e nel mio mondo".
Arriva dal sollevamento pesi il terzo bronzo di giornata per l'Italia Team a Tokyo 2020. A firmarlo è Mirko Zanni (foto Mezzelani - GMT Sport) che, nella categoria 67 kg, si è piazzato sul terzo gradino del podio, con 322 kg totali, dietro al cinese Lijun Chen (332 kg, con record olimpico) e al colombiano Luis Javier Mosquera Lozano (331 kg).
"Né pesi né atletica". Quando è nato, il papà Giorgio ex del powerlifting e la mamma Federica De Biasio, ex azzurra dell'atletica, avevano siglato un accordo per non far praticare al figlio uno dei loro sport. Mirko Zanni inizialmente si è quindi dedicato alla pallavolo, poi però il padre lo ha portato in palestra per fare potenziamento e lo ha convinto a partecipare alla sua prima gara di sollevamento pesi, all'insaputa della mamma che soltanto dopo un mese ha scoperto la "violazione" del patto. I risultati sono arrivati subito e si sono succeduti nel corso della carriera: l'ultimo è l'argento mondiale conquistato quest'anno a Mosca. A Tokyo vive la sua prima esperienza olimpica tra i 'grandi' dopo il bronzo vinto ai Giochi Olimpici Giovanili di Nanchino 2014. L'avventura giapponese è la ciliegina sulla torta, la tappa più importante di un percorso iniziato a Pordenone. tokyo2020.coni.it

#NarrazioniOlimpiche Tokyo 2020, #Storie: Vito Dell’Aquila | Luigi Samele

Vito dell’Aquila è un taekwondoka di appena 20 anni, che nel suo palmares può già vantare titoli importantissimi come un bronzo mondiale e un bronzo ed un oro europei, non male per un ragazzo che aveva incominciato a praticare arti marziali per combattere la timidezza…
Vito come ti sei avvicinato a questo sport e quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?
Ho iniziato a praticare questo sport nel 2008, a 8 anni: ero molto timido e a mio padre piacevano molto le arti marziali, impazziva per Bruce Lee. A Mesagne, dove abitavo c’era la palestra di Roberto Baglivo, una realtà molto importante nel Taekwondo e quindi ho deciso di provare. Pensavo che praticare arti marziali potesse aiutarmi a combattere la timidezza… E così è stato. La mia prima gara importante l’ho combattuta nel 2014, quando dopo aver vinto i Campionati italiani e la Coppa Italia la Federazione mi ha selezionato per il Mondiale cadetti a Baku e ho vinto anche li. Da quel momento ho cominciato a capire che poteva essere più di una semplice passione.
Cosa rappresenta per te il Taekwondo?
É la mia vita, è uno sport che faccio con assoluta passione e ho la fortuna di poter considerare il mio lavoro. Il Taekwondo mi ha dato tutto, mi ha permesso di crescere come persone combattendo la timidezza e acquistando consapevolezza in me stesso. E poi mi ha permesso di entrare nel gruppo sportivo dei Carabinieri, quindi mi ha aperto anche la strada a un altro tipo di carriera lavorativa perchè sono un Carabiniere a tutti gli effetti.
A 20 anni ti sei già qualificato per le olimpiadi… Il coronamento di un sogno.
Le Olimpiadi sono un evento incredibile, le sognavo fin da piccolo, ma è solo un primo passo verso altro: non voglio solo partecipare, vorrei ottenere il miglior risultato possibile. Spero sia solo l’inzio, sono giovane e mi aspettano tanti anni di Taekwondo. Voglio viverla fino in fondo e cercare di togliermi soddisfazioni.
L’oro però non lo nominiamo… Sei scaramantico?
No. assolutamente, dai facciamo che te lo dico. Sogno l’oro. Non è una questione di scaramanzia ma non voglio sembrare arrogante. Se un atleta non punta al massimo, è inutile anche fare gli viaggio a Tokio, non potrei mai dirti: “spero di vincere il bronzo o l’argento o arrivare quarto!”. Già molto spesso non vinci quando punti al massimo, figurati se parti puntando a un piazzamento…
Com’è la tua giornata tipo?
Mi alleno sempre due volte al giorno. Di mattina di solito curo lapreparazione atletica con vari tipi di lavoro come resistenza, forza, equilibrio e agilità. Nel pomeriggio invece c’è la parte tecnica e tattica con il combattimento vero e proprio.
Cosa consiglieresti a un ragazzo che vorrebbe intraprendere la tua carriera?
Prima di tutto, inizialmente, di non prendersi sul serio ma di impegnarsi sempre al massimo perchè lo sport va fatto con passione. Per raggiungere risultati bisogna fare sacrifici, lavorare duramente e non perdere mai la passione. E poi cercare di prendere il buono dagli altri, ma rimanere sempre se stessi. Non ho mai avuto un idolo in particolare, ma mi sono sempre ispirato a tante persone cercando di carpirne il lato migliore. unminutoprima.com
La prima medaglia d’oro dell’Italia Team a Tokyo 2020 porta la firma di Vito Dell’Aquila, nel taekwondo. L’azzurro di Mesagne è stato protagonista indiscusso della categoria -58 kg ai Giochi Olimpici giapponesi e alla Makhuari Messe Hall ha avuto la meglio in finale sul tunisino Khalil Mohamed Jendoubi per 16-12.
Il pugliese aveva iniziato il suo cammino verso l’oro olimpico superando l'ungherese Omar Salim 26-13, agli ottavi della categoria -58 kg. Poi l'azzurro ha battuto il tailandese Ramnarong Sawekwiharee 37-17, aprendosi la strada verso la semifinale in cui ha sconfitto l'argentino Lucas Lautaro Guzman 29-10.
Dell’Aquila, nato nel 2000, anno in cui il taekwondo ha esordito nel programma olimpico di Sydney, impreziosisce così la sua bacheca personale in cui trovano posto anche un oro e un bronzo europeo (2019 e 2018) e un bronzo mondiale (2017).
Per l’Italia Team si tratta, invece, del secondo oro olimpico di tutti i tempi dopo quello vinto da Carlo Molfetta a Londra 2012 (anche lui di Mesagne). www.coni.it
Luigi Samele (Foggia, 25 luglio 1987) è uno schermidore italiano, specialista della sciabola.
È fratello di Riccardo Samele arbitro internazionale di scherma. È tesserato per le Fiamme Gialle.Il suo maestro è Andrea Terenzio.
Ha vinto 3 volte i Campionati europei di scherma nella sciabola a squadre. Ha vinto le prove di Coppa del Mondo di scherma a Chicago nel 2014 e a Cancun nel 2016.
Ha conquistato la medaglia d'oro nella prova individuale ai Mondiali Cadetti di Plovdiv.
Partecipa come riserva alle Olimpiadi di Londra del 2012 e dà un grande contributo alla squadra italiana nella finale per il bronzo, vinta poi dall'Italia. Per 4 volte entra nella Top Ten del Ranking finale della Coppa del Mondo di scherma sciabola individuale.
Nel 2006 Ha vinto la Coppa del Mondo Junior 2005-06
Nel 2005 a Tapolca nei Campionati Europei Junior di scherma vince la medaglia d'oro sia nella prova individuale che nella prova a squadre.
Ha rappresentato l'Italia ai Giochi olimpici estivi di Londra 2012, vincendo la medaglia di bronzo nella sciabola a squadre, con Diego Occhiuzzi, Aldo Montano e Luigi Tarantino.
Nel 2016 a Roma, nel 2019 a Palermo e nel 2021 a Cassino nei Campionati italiani assoluti di scherma vince la prova individuale di Sciabola. Nel 2018 vince l'argento nella gara iridata di sciabola maschile a squadre sia al Campionato Mondiale di Wuxi che al Campionato Europeo di Novi Sad.
Questa è per lei una Olimpiade diversa?
«L’emozione e la voglia di fare l’Olimpiade sono le stesse. L’attesa è stata più lunga. La preparazione è stata la stessa. Puoi aspettare anche 10 anni, ma l’Olimpiade sarà sempre l’Olimpiade».
Quali differenze ci sono fra le sue Olimpiadi?
«Affronto Tokyo in maniera più matura e consapevole. La prima è stata un sogno che si realizzava, come una cosa che nemmeno credevo fosse possibile. Questa la affronto con la consapevolezza di volerla fare bene dopo anni di gare ognuna delle quali ti forma».
E quando ci sarà davvero da smettere?
«Tirerò le somme dopo queste Olimpiadi. Se sarò ancora competitivo e se mi divertirò continuerò fino a Parigi 2024. Un po’ d’ansia c’è perché una parte della tua vita finisce. Vorrei trasmettere la mia conoscenza schermistica, insegnare cosa può succedere a un atleta in carriera e può davvero succedere di tutto».
Da Foggia a Roma e ora a Bologna con la Virtus Scherma. Il cambiamento serve a un atleta?
«A me sì. Direi quasi che è necessario anche se ci sono persone che rendono meglio con la loro ancora di salvezza vicina. Quando io vedo che tutto è fermo vado in angoscia. Gli atleti vengono visti come macchine da guerra, ma alla fine tutti abbiamo un cuore e un’anima. Non esiste atleta che non possa essere scalfito». www.vanityfair.it

L’Italia Team inaugura il medagliere di Tokyo 2020 con l’argento di Luigi Samele, nella sciabola maschile. L’azzurro ha ceduto soltanto in finale all’ungherese Aron Szilagyi con il punteggio di 15-7. Nella sua cavalcata verso la medaglia il foggiano aveva superato il coreano Junghwang Kim (15-12) in una semifinale conquistata vincendo il derby con Enrico Berrè (15-10).
Per l’azzurro (foto Ferraro - GMT Sport) si tratta della seconda medaglia olimpica in carriera dopo il bronzo a squadre vinto a Londra 2012. www.coni.it

domenica 11 luglio 2021

European Athletics U23 Championships, Tallinn 2021 - Andrea Dallavalle | Gaia Sabbatini | Marta Zenoni | Simone Barontini | Nadia Battocletti | Manuel Lando | Alessandro Moscardi, Edoardo Scotti, Riccardo Meli e Alessandro Sibilio

Terza medaglia d'oro per l'Italia, in una meravigliosa edizione dei Campionati Europei under 23 di Tallinn, in Estonia. Nella mattinata della giornata finale, festeggia la vittoria Andrea Dallavalle nel triplo con un gran balzo a 17,05 (-0.5), seconda volta sopra i diciassette metri dopo il 17,35 di un mese fa che gli ha dato il pass per le Olimpiadi di Tokyo. Il 21enne piacentino delle Fiamme Gialle, più volte argento e bronzo nelle manifestazioni internazionali delle scorse stagioni, sale finalmente sul gradino più alto del podio. Sesto posto per Simone Biasutti con 16,00 (-0.9), mentre nel giavellotto è nona Sara Zabarino (52,01).
“PROMESSA MANTENUTA” - “Era da tanto tempo che aspettavo questo momento - racconta Andrea Dallavalle - e l’inno nazionale per me. Nella scorsa edizione di due anni fa a Gavle, in Svezia, ero sul podio con il bronzo al collo e guardando la bandiera ho detto: la prossima volta ti porto in alto... Ho mantenuto la promessa! Oggi volevo sfatare questo tabù, perché ogni volta nelle competizioni internazionali era sempre argento o bronzo”. Per vincere è servito un salto oltre i diciassette metri. “Gara difficile, perché dopo il primo turno ero sicuro di aver piazzato una buona misura, ma il francese Hodebar mi ha fatto veramente sudare con il suo 16,99 al secondo e devo ammettere che mi ha un po’ destabilizzato. Al terzo tentativo ho messo le cose a posto, ho raccolto le energie e c’è tutto in quel salto, che conferma la mia stabilità sui diciassette metri. Mi sentivo proprio bene, c’era solo il vento che dava fastidio, ma sono riuscito a gestire la situazione ed è il risultato del lavoro con il mio tecnico Ennio Buttò. Non è mai facile vincere da favorito, per la prima volta ero al via da leader stagionale e c’è sempre più responsabilità. Alle Olimpiadi di Tokyo ci vado con molta fiducia, in ottica qualificazione, perché qui ho dimostrato che in tre salti posso tirar fuori qualcosa di buono. Felicità assurda, è bellissimo!”. http://www.fidal.it
L’atletica azzurra vive un clamoroso pomeriggio finale agli Europei under 23 di Tallinn. L’Italia conquista altre tre medaglie d’oro con Gaia Sabbatini (Fiamme Azzurre) in una splendida finale dei 1500 metri, con Simone Barontini (Fiamme Azzurre), un guerriero negli 800 metri, e con Nadia Battocletti (Fiamme Azzurre), dominatrice dei 5000. Questo bottino, arricchito anche dall’argento di Marta Zenoni (Atl. Bergamo 1959 Oriocenter) per completare la sensazionale doppietta azzurra dei 1500, permette agli azzurri di firmare il record di ori nella competizione (al momento sei), superando i quattro dell’edizione inaugurale del 1997, e frantumando pure il record di medaglie: mai erano state tredici (al massimo otto), come invece accaduto a Tallinn. Una medaglia anche dal salto in alto: è l’argento di Manuel Lando (Atl. Vicentina) che con 2,17 condivide il secondo posto sul podio con Nathan Ismar (stesso identico percorso), oro al ceco Jan Stefela (2,20). E un'altra dalla staffetta 4x400 maschile: argento (dopo la squalifica dell'Olanda) grazie ad Alessandro Moscardi, Edoardo Scotti, Riccardo Meli e Alessandro Sibilio. L’Italia chiude in vetta al medagliare grazie agli ori di Sibilio (400hs), Kaddari (200), Dallavalle (triplo) e dei tre mezzofondisti (Sabbatini, Barontini, Battocletti), i cinque argenti (Arnaudo 10.000, Coiro 800, Zenoni 1500, Lando alto, staffetta 4x400 maschile) e i due bronzi (Cosi nella marcia, Scotti 400).
Tre emozioni enormi in un’ora, in un pomeriggio che rilancia con forza il mezzofondo azzurro. La teramana Sabbatini, 22 anni, già vincitrice agli Europei a squadre, conferma il pronostico che la vedeva favorita e al termine di una gara tattica si libera di tutta la concorrenza negli ultimi duecento metri con un cambio di passo fulmineo (4:13.98 il tempo finale). La bergamasca Zenoni - che fu bronzo due anni fa - stavolta guadagna una posizione, grazie ad una strepitosa rimonta nel rettilineo finale con cui supera anche la britannica Erin Wallace (bronzo in 4:14.85). Oro meno atteso, nemmeno venti minuti dopo, quello di Simone Barontini: anconetano, 22 anni, prende l’iniziativa al suono della campana dell’ultimo giro e poi lotta come un leone, resiste, non ci pensa nemmeno a farsi recuperare dagli avversari, che devono inchinarsi: argento al belga Eliott Crestan (1:46.32), bronzo al britannico Thomas Randolph (1:46.41). A fare tris è la trentina Battocletti, 21 anni, talento cristallino della nostra atletica: nei 5000 metri è sfida a due con la slovena Klara Lukan fino ai -250 metri, poi Nadia decide che è il momento di scappare via e non ce n’è per nessuna. Festeggia l’ennesima medaglia giovanile con il tempo di 15:37.40, davanti alla Lukan (15:44.00) e all’olandese Diane Van Es (15:48.40).
Tra gli altri risultati, non è una medaglia ma è una prestazione che vale tantissimo lo score di 7936 totalizzato da Dario Dester nel decathlon: chiude al quarto posto - a soli 31 punti dal bronzo - e dopo vent’anni batte la migliore prestazione italiana under 23 di William Frullani (7871 ad Amsterdam nel 2001). Persa, invece, la medaglia di bronzo della 4x100 femminile: azzurre squalificate per infrazione di corsia (nella prima frazione, quella di Aurora Berton) che purtroppo vanifica il terzo posto ottenuto insieme a Giorgia Bellinazzi, Chiara Melon e Zaynab Dosso. Sesta la 4x400 donne (3:33.52, oro alla Repubblica Ceca con 3:30.11) composta da Alessandra Bonora, Eloisa Coiro, Anna Polinari, Samantha Zago. www.fidal.it

European Athletics U23 Championships, Tallinn 2021. Alessandro Sibilio | Dalia Kaddari | Eloisa Coiro | Edoardo Scotti

Stupendo pomeriggio azzurro con due medaglie d’oro agli Europei U23 di Tallinn (Estonia). Il primo trionfo è il capolavoro di Alessandro Sibilio nei 400 ostacoli con un tempo favoloso, un 48.42 che lo fa diventare il secondo italiano di sempre dopo il campione del mondo di Siviglia 1999 Fabrizio Mori. Un risultato che in Italia non si vedeva dal 2002 e che rappresenta la migliore prestazione nazionale under 23, tolta proprio a Mori. L’azzurro delle Fiamme Gialle, napoletano, 22 anni, grande talento giovanile che si è ritrovato in questa stagione dopo alcuni anni difficili, schianta la concorrenza con un super primato personale (migliorato di oltre mezzo secondo, aveva corso in 48.96 agli Assoluti di Rovereto) e con una prova che fa ben sperare per le Olimpiadi di Tokyo. Lontani i rivali Emil Agyekum (Germania, 48.96) e Ramsey Angela (Olanda, 49.07).
Poi a conquistare il successo è Dalia Kaddari nei 200 metri, con un gran crono, 22.64 (-0.4), a soli otto centesimi dal record italiano assoluto di Libania Grenot (22.56). La sprinter sarda delle Fiamme Oro, vent’anni, è fenomenale con la sua classica corsa elegante, si migliora di oltre due decimi (aveva 22.86) e mette in fila tutte le rivali europee, anche di due anni più grandi, come la tedesca Sophia Junk (22.87). Terzo posto per la francese Gemima Joseph (22.97), sesta l’altra azzurra Eleonora Ricci (23.41).
Arrivano anche altre due medaglie per l’Italia: l’argento di una combattiva Eloisa Coiro (Fiamme Azzurre) che scende a 2:02.07 negli 800 metri, superata soltanto dalla britannica Isabelle Boffey (2:01.80), e il bronzo nei 400 del capitano Edoardo Scotti (Carabinieri), terzo con 45.68 in una gara decisamente veloce alle spalle dello svizzero Ricky Petrucciani (45.02 per il record dei campionati) e del belga Jonathan Sacoor (45.17). Sono già 6 le medaglie azzurre a Tallinn (2-2-2) e nella giornata finale di domani non mancano altre chance, tra cui Andrea Dallavalle nel triplo, Nadia Battocletti nei 5000 e Gaia Sabbatini nei 1500. http://www.fidal.it 
Gianna Nannini - La Strada



lunedì 31 maggio 2021

#Lebelleitalie - #Lazio. Terracina (LT)

Terracina (LT) - Mare, sole e tanta storia
« Ci riuscì tanto gradita la visita a Terracina sulla rupe. Avevamo appena ammirato questo quadro, quando scorgemmo il mare davanti alle mura. Subito dopo, l’altro lato della montagna-città, ci offrì lo spettacolo di una nuova vegetazione. I fichi d’India tendevano le loro foglie grasse e corpulente, fra gli umili mirti del fogliame verde grigiastro, sotto i granati d’un verde dorato e il verde cenere degli ulivi. Lungo la via ci apparvero fiori e cespugli che mai avevamo veduti. Narcisi ed anemoni tappezzavano i prati. Per un po’ di tempo si vede il mare a destra, ma le rocce calcaree restano in vicinanza a sinistra. »
(Johann Wolfgang Goethe) 
La città è situata nell'agro pontino al bordo meridionale della pianura stessa, in prossimità della foce del fiume Amaseno, sulla costa tirrenica (golfo di Gaeta); la città si sviluppa da una propaggine del Monte Sant'Angelo (Monti Ausoni), dove giace il centro storico, fino al lungomare Circe.
La rupe di Pisco Montano segna nettamente il confine meridionale del centro abitato; a sud si apre la pianura di Fondi, a nord l'urbanizzazione digrada progressivamente verso la campagna aperta e i borghi rurali. Nel territorio comunale scorre il fiume Portatore.
Storia
I ritrovamenti più antichi nel territorio si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano. La città fu probabilmente in origine un centro ausonio, sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo: su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l'acropoli.
La città ebbe il nome di Tarracina (Ταρρακινή in greco antico), di presumibile origine pre-indoeuropea e secondo alcuni collegato al vocabolo etrusco, Tarchna dal quale deriva anche il nome dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo.
Terracina mitologica
Secondo una leggenda erudita, riportata da Dionigi di Alicarnasso, la città sarebbe stata fondata da profughi di Sparta. Nei racconti mitologici fu identificata con il paese dei Lestrigoni o con la sede della maga Circe (Odissea).
Terracina moderna
Nel XVI secolo la malaria provocò una continua diminuzione della popolazione (nel 1572 si era ridotta a circa 150 abitanti). Il ripopolamento fu favorito nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita delle terre e le esenzioni fiscali e nuove famiglie abbienti restaurano e ricostruiscono le case signorili; si edificano o si restaurano le chiese.
Con papa Pio VI dal 1785 si intraprese un tentativo, poi fallito, di bonifica delle paludi pontine, e con esso la città si sviluppò nella piana, presso l'antico porto romano con il nuovo Borgo Pio. L'occupazione francese fu ostacolata dalla ribellione della popolazione nel 1798, duramente repressa.
Nel 1818 papa Pio VII firmò con Ferdinando I delle Due Sicilie il concordato che sanciva i rapporti con il Regno delle Due Sicilie e sotto papa Gregorio XVI si ebbero i lavori di costruzione del nuovo porto canale. Il 14 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d'Italia. www.nauticareport.it 

venerdì 14 maggio 2021

#OrizzontiOlimpici #CampionatiEuropei2021 Gregorio Paltrinieri | Rachele Bruni

Gregorio Paltrinieri ha fatto il bis. Ai Campionati Europei di Budapest l’olimpionico azzurro ha vinto ancora una volta la medaglia d’oro questa volta sulla distanza olimpica dei 10 km. Ieri si era imposto nella 5 km, oggi ha dimostrato la sua grande superiorità anche nelle acque libere imprimendo un ritmo impressionante nell’ultimo chilometro che ha reso impossibile ogni reazione da parte dei suoi diretti avversari. Il fuoriclasse carpigiano ha concluso la gara in 1h51'30"6 davanti al francese Marc-Antoine Olivier distanziato di 11” (1:51:41.7) e al tedesco Florian Wellbrock (1:51:42.0), rispettivamente argento e bronzo.
L'Italia non aveva mai vinto la medaglia d'oro nella 10 chilometri agli europei. Finora i risultati più prestigiosi erano stati gli argenti di Massimiliano Parla a Madrid 2004 e Valerio Cleri al Balaton nel 2010 ed i bronzi di Luca Baldini a Berlino nel 2002 e Nicola Bolzonello a Piombino nel 2012.
Sesto Mario Sanzullo (Fiamme Oro / CC Napoli) in 1h51'46"4. "Il sesto posto ad un Europeo di questo livello è un risultato molto soddisfacente. E' stata una tappa di passaggio verso il percorso di preparazione finalizzato alle Olimpiadi - sottolinea il ventottenne di Massa di Somma, allenato da Emanuele Sacchi, qualificato ai Giochi grazie al nono posto ai mondiali di Gwangju - Sto cercando di cogliere sempre l'aspetto positivo di ogni prestazione e imparare dalle esperienze. Sono soddisfatto di come sta procedendo il mio avvicinamento a Tokyo e sono convinto che sarò competitivo", conclude il napoletano al quarto europeo della carriera e miglior risultato di sempre sulla distanza.  www.coni.it
Rachele Bruni ha conquistato il bronzo ai Campionati Europei nella 10 chilometri di nuoto di fondo distanza olimpica. Sulle acque del lago Lupa di Budapest la 30enne fiorentina ha raggiunto così la 12esima medaglia continentale della carriera (8 d'oro). "E' stata una vera lotta perché con la muta non si sa mai chi può strappare - racconta l'argento olimpico e bronzo mondiale in carica della 10 chilometri - Immaginavo che partisse van Rouwendaal; ho provato a seguirla, ma la spagnola Ruiz Bravo ha combattuto tanto e mi ha impedito di andare in progressione come avrei voluto. All'imbuto sono arrivata stanchissima; ho capito che le prime due posizioni erano irrecuperabili, ma il terzo posto lo volevo fortemente. Quindici anni fa esordivo a Budapest, seppur al lago Balaton, e ripercorrere tutto quello che ho fatto mi trasmette i brividi".
Bruni ha concluso la gara in 1h59'15"1, con 4 decimi di vantaggio sulla spagnola Paula Ruiz Bravo, quarta. Il duello di testa lo ha vinto l'olandese Sharon van Rouwendaal, già d'oro nella 5 chilometri, che chiude in 1h59'12"7 con tre decimi in più dell'ungherese Anna Olasz. Quinta Giulia Gabbrielleschi in 1h59'16"2, a un secondo e un decimo dal podio. "E' stata una gara dura, piena di strappi - racconta la 25enne fiorentina di Fiamme Oro e Nuotatori Pistoiesi; allenata da Massimiliano Lombardi, vice campionessa europea uscente della distanza, nonché argento mondiale nella 5 km mista a Gwangju 2019 e bronzo al lago Balaton nel 2017 - Essere arrivata ai piedi del podio è un buon risultato soprattutto considerato il secondo posto ottenuto ieri nella 5 chilometri e le energie venute meno nel finale. Complimenti a Rachele che è un punto di riferimento per esperienza e carisma. Ho provato anche ad emularne la tattica per risparmiare le energie che pensavo nel finale potessere essere determinanti, ma non è bastato". Settima Ginevra Taddeucci in 1h59'19"1. "Non ero partita con la giusta concentrazione perché ancora delusa dal risultato della cinque - sottolinea la 24enne di Firenze, allenata da Giovanni Pistelli, al primo europeo della carriera - Ho provato a seguire le indicazioni dello staff, restando coperta. Penso di aver gestito la gara meglio di ieri seppur ho saltato due rifornimenti e l'ho pagato alla fine". www.coni.it

giovedì 13 maggio 2021

#Primavera2021, IN GIRO PER L'ITALIA. #Giro104 | Arquata del Tronto

Arquata del Tronto è un comune italiano di 1 054 abitanti della provincia di Ascoli Piceno.
Appartenente alla Comunità montana del Tronto, confina con tre regioni (Lazio, Umbria ed Abruzzo), è l'unico comune d'Europa racchiuso all'interno di due aree naturali protette (il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud), ed è noto per la presenza della storica rocca medievale che sovrasta l'abitato.
Sull'origine del paese si hanno notizie incerte. Alcuni storici riconducono l'odierna Arquata all'antica Surpicanum, uno dei centri della Regio V Picenum collocata tra le Statio della Tavola Peutingeriana Ad Martis e Ad Aquas l'attuale Acquasanta Terme. Un'altra ipotesi ne attribuisce la nascita ad un insediamento fortificato d'epoca romana dislocato sulla Consolare Salaria, strada che all'epoca era la via commerciale del trasporto del sale prodotto nelle saline di Truentum.
Si suppone, inoltre, che Arquata possa essere un paese fondato dai Sabini, correlando la vicinanza di questo popolo già presente a Norcia e ad Ascoli, originato dalla migrazione di queste genti col ver sacrum, e che solo in seguito è appartenuto ai Romani. Nel I secolo d.C. la località e tutta l'area dell'Alta valle del Tronto appartenevano alla famiglia imperiale di Vespasiano, detta famiglia dei Flavi, originaria appunto della Sabina.
Le prime notizie certe e documentate su Arquata si trovano nel periodo dell'alto medioevo quando, nel VI secolo, era definita Terra Summantina. Ulteriore e successivo riferimento storico è fornito dall'invasione del popolo longobardo che è giunto fino a Spelonga, dove forse esisteva un castrum. Ne ricompare la citazione nella cronaca del viaggio intrapreso da Carlo Magno che, nell'800, ha attraversato questi luoghi per recarsi a Roma in occasione della sua incoronazione. Nel XIII secolo la città di Ascoli, con il contributo di Amatrice e Castel Trione, ha costruito la fortezza sulla sommità della rupe a nord del paese e, da questo momento, la storia di Arquata si confonderà e si sovrapporrà a quella della sua Rocca, aspramente contesa tra norcini e ascolani per circa tre secoli. Nell'anno 1215, si ricorda la visita di san Francesco d'Assisi, qui giunto nella sua missione di apostolato, mentre nel 1354, ad Avignone, è morto sul rogo il fraticello predicatore Francesco da Arquata per opera dell'Inquisizione. Nello Statuto d'Arquata del 1574 si legge una delle frasi più note legate a questo comune: «Che alcuno non se parta della terra d'Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra».
Un violento terremoto di magnitudo 6.0 la notte del 24 agosto ha colpito l'area di Accumoli ed Amatrice, causando gravi danni anche ad Arquata, facendo sprofondare a valle metà del paese. La frazione di Pescara del Tronto è stata completamente rasa al suolo, con solo poche case rimaste in piedi. Ulteriori danni sono stati provocati con le successive scosse del 26 ottobre presso Castelsantangelo sul Nera e Ussita. Il 30 ottobre la scossa più forte di magnitudo 6.5 a Norcia ha raso al suolo quasi tutta Arquata, con il collasso delle case, delle chiese e lo smottamento parziale della parte del bastione a valle. Solo la Rocca è rimasta in piedi, benché danneggiata anch'essa.


martedì 11 maggio 2021

#Primavera2021, IN GIRO PER L'ITALIA. #Giro104 | Budrio

Budrio è un comune italiano di 18 545 abitanti della città metropolitana di Bologna, in Emilia-Romagna. Fa parte dell'Unione Terre di pianura.
Le origini di Budrio sono molto antiche. Sebbene il toponimo sembri celtico, la cittadina fu probabilmente fondata dagli Umbri, ma i segni di civilizzazione più antichi ancora riscontrabili sono di epoca romana. Il territorio comunale fu oggetto della cosiddetta "centuriazione", ossia venne suddiviso in appezzamenti di terreno concessi ai legionari romani per ricompensarli per i loro servigi. La struttura regolare, a linee rette e perpendicolari, della centuriazione è ancora ben visibile guardando la campagna di Budrio dall'aereo, perché i confini e i canali di irrigazione romani non sono mai stati del tutto abbandonati. Da ritrovamenti effettuati nei dintorni, si ritiene che la fondazione del nucleo originario della Budrio moderna risalga al X-XI secolo. La chiesa di San Lorenzo era già funzionante nel 1146.
La ricostruzione di Budrio fu voluta dal cardinale Egidio Albornoz nel XIV secolo in forma di castello. Sono di questo periodo i due Torrioni di NO e di SO, a pianta trapezoidale, edificati nel 1376. L'unico tratto superstite delle mura trecentesche è visibile presso Piazza Matteotti. I Torrioni di NE e di SE, di pianta circolare, furono eretti nel secolo seguente, nell'allargamento della cinta muraria, che comprese nel Castello il Borgo, e che fu completato agli inizi del Cinquecento.
A Budrio è nato Giuseppe Barilli (1812), che con lo pseudonimo di Quirico Filopanti verrà nominato nel 1860 Professore di Meccanica e Idraulica all'Università di Bologna. È noto per l'invenzione dei fusi orari.
Sempre a Budrio, il 16 gennaio 1881, nasce Ettore Guizzardi, noto per aver partecipato, al fianco del principe Scipione Borghese e del giornalista Luigi Barzini, al famoso Raid Pechino-Parigi come meccanico e pilota della mitica "Itala".
Il paese è conosciuto in tutto il mondo per la sua "ocarina", strumento musicale creato dal budriese Giuseppe Donati.

#Lebelleitalie, #sportivamente | Settembre 2026

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